SUSSIEGO

E' risaputo che alcune parole della nostra lingua assumono un significato così specifico che, pur avendo una quantità di sinonimi che ruotano intorno ad esse come in un caleidoscopio, fornendo sprazzi di luci e immagini, tali da consentire infinite sfaccettature e sfumature di senso, non trovano però in alcuno di essi un esatto equivalente, che possa coprire interamente la loro carica semantica e dire esattamente la stessa cosa, a volte avvicinandosi di più, altre di meno, al senso più recondito delle parole stesse.

Fotografia di Deborah Borsato











Sussiego, alterigia, boria, superbia sono tutte parole che indicano un atteggiamento di sdegnosa superiorità, ma ognuna di esse si distingue dalle altre per qualche notazione in più o in meno, fornendo un ventaglio di possibilità che, come la tavolozza dei colori consente al pittore di trovare quello che più si addice al quadro che vuole dipingere, nello stesso modo quella pluralità di parole fornisce a chi scrive i mezzi per esprimersi nel modo più esatto possibile.

Il sussiego è il distacco contegnoso, pacato ma totale e paternalisticamente compiaciuto, di chi sa di essere in una posizione di assoluta preminenza rispetto ad una persona o ad una folla di persone. Di chi vede le cose molto più dall'alto, uno scranno, un trono, una tribuna. Normalmente seduto (1), anzi assiso, di fronte al questuante in piedi o alla folla osannante. E' un atteggiamento non momentaneo ma permanente, sostenuto anche fisicamente dal busto eretto e lo sguardo in tralice, dall'alto in basso. Leggermente sprezzante perché non è certo che l'essere cui è rivolto sia degno o meno di una considerazione anche solo di disprezzo.

L'alterigia, la boria e la superbia sono stadi più transitori e meno intensi del primo, esprimono tutt'e tre una forma di fastidio e di sopportazione nei confronti di gente che non è all'altezza eppure si è costretti a trattare. Il superbo si tiene sulle sue, il borioso si gonfia come il rospo di Esopo rischiando di fare la stessa fine, l'altero va a testa alta, fiero per conto suo e non si cura di essere seguito e normalmente non lo è.

L'altezzoso è un genere un po' diverso: c'è della stizza nel suo comportamento e il suo tenersi in disparte è la conseguenza di una forma di impotenza astiosa ed invidiosa. Il suo senso di superiorità ha subito delle crepe ed egli non è più tanto convinto delle sue prerogative. E si arrocca su un gradino più alto a rischio di cadere.

Il sussiegoso è mellifluo, viscido, intimamente vile, non si ferma mai tanto per non lasciare agli altri il tempo di riflettere, altrimenti scoprirebbero la sua vuotaggine. Sfrutta una posizione di privilegio che lo pone al di sopra di tutti non per merito ma per censo o lascito. Dentro di sé è un insicuro che nasconde la sua debolezza dietro la maschera dell'arroganza (2).


1) L'origine della parola si trova in una radice spagnola 'sosiego' e sosiegar', che significa 'calma, calmare', che a sua volta deriva dal latino 'sessicare' che vuol dire 'sedere'. il tono sembra scorrevole, ma un po' troppo sibilante, scivoloso. Falsamente condiscendente. Infatti il soggetto che si ammanta di sussiego è anche untuosamente ampolloso. E pericoloso.

2 ) Forse sto esagerando. In fin dei conti si può trovare sussiego nel comportamento di un preside che visita una classe in presenza del professore, tenuto ad un atteggiamento di riverenza verso di lui e di polso con gli alunni, dai quali si aspetta una buona prestazione per fare bella figura. E nello stesso preside che fa cadere dall'alto il suo apprezzamento per l'opera svolta dal professore.

Commenti

  1. Utili precisazioni che possono aiutarci a fate un uso consapevole della nostra lingua allo stesso modo in cui
    si tiene il timone di un veliero senza farsi travolgere dalla corrente oppure quando si domina un destriero per dirigerlo verso una meta , senza esserne dominati.

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