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CARNEVALE 22

                                                                                     Contro la follia della guerra. Oggi è Carnevale: possiamo buttare la maschera Ed essere quello che siamo; Nel muro costituito dai trecentosessantacinque giorni, O trecentosessantasei nei bisesti, Dio ce ne guardi! Di un intero anno, Si apre questa finestra Che schiude il cuore alla speranza: Si intravede la primavera anche con la neve, Ed è lecito (anzi doveroso) rinsavire.        

INCUNABOLO

  La strada per l’apprendimento è ardua e Pancrazio aveva deciso di percorrerla tutta, per quanto difficile essa si presentasse. “Ad astra per aspera” aveva sentito dire un giorno da un uomo molto colto e sua figlia Evelina gliene aveva spiegato il significato. Quindi affrontava con serietà e coraggio le asperità che gli si presentavano lungo il cammino verso le stelle. Eccolo allora di fronte ad una parola oscura che nascondeva chissà quali misteri: incunabolo. Come ci fosse arrivato non sapeva nemmeno lui, ma certo il primo impatto non fu favorevole; che sia una parolaccia? Si chiese fra sé e sé. Poi si era rivolto con prudenza a Maurizio per lumi. Benedett’uomo! aveva esclamato quest’ultimo, sempre più meravigliato di fronte alle insospettate curiosità del suo amico. Che ci devi fare ora con i lumi? Aveva scherzato. Ma avrebbe preferito non essere interpellato sull’argomento, tanto ne aveva una conoscenza approssimativa e vaga. Incunabolo hai detto? gli chiese solo per...

LA PAROLA

                                                                            La parola è magia, ricordalo, Pancrazio, diceva Maurizio, che ormai considerava l’uomo che aveva davanti il suo interlocutore preferito, perché il più disposto ad apprendere. Questi, per converso, lo scrutava serio e dubbioso, incerto se credere o non credere a quanto le sue orecchie udivano per la prima volta. Vuoi dire che c’è qualcosa di misterioso nella parola in sé? Chiese timidamente. Proprio così; la parola è all’origine del pensiero. Noi pensiamo e nel nostro cervello si formano parole che evocano cose o altri pensieri che cominciano ad...

DECLINANTE

                                                                              Labens, labentis, stava dicendo Evelina a suo padre. Pancrazio ascoltava con molta attenzione e si guardava intorno spaesato. Che va oltre, che si esaurisce, capito? Labente die, vuol dire sul finire del giorno. Pancrazio assentiva, ma sembrava incredulo. A me sembra una mezza bestemmia, disse. “Lampante” Dio? Che vuol dire? Capirei “Santissimo…” Ma poi, dove andrebbe? Papà, questo è latino, devi accettarlo così com’è e io non ho detto “lampante” e nemmeno “Dio”, mi stai a sentire? Il giorno dopo la questione venne portata all’ord...